Guggino (IAP): Il divieto di pubblicità impedisce di riconoscere l’offerta legale sul gioco

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by Orazio Rotunno
11 months ago 0 3506
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Su RadioRai1 Vincenzo Guggino, di IAP, ha esaminato i rischi del divieto di pubblicitĂ  al gioco, previsto dal Decreto DignitĂ  ed in vigore da appena due giorni a tutti gli effetti.

La trasmissione Centocittà, in onda su RadioRai1, ha dedicato un’intera puntata al tema, ospitando il confronto tra diversi punti di vista, dal mondo della politica e non solo.

Ha preso la parola anche Giovanni Endrizzi, senatore del Movimento 5 Stelle, che ha parlato del divieto totale come misura di natura squisitamente etica: “il settore gioco è un rischio per la salute, come tale va regolamentato e calmierato. Non c’è solo la protezione per i giovani, il divieto aiuta anche chi vuole smettere. Anche se il comparto delle slot e delle Vlt è quello che spende meno in pubblicità, la pubblicità crea un alone di suggestione, di diseducazione delle nuove generazioni a puntare su una grossa vincita per ‘sistemarsi’ anziché su se stessi”.

Nella trasmissione ha parlato anche l’Assessore alle Attività Produttive della Regione Piemonte, Andrea Tronzano, il quale ha focalizzato l’attenzione sulla normativa vigente in regione: “La legge del 2016 non è applicata nella parte dell’impianto che riguarda la cura e la prevenzione, la più importante, mentre lo è nell’escludere dal circuito economico imprese che investono legalmente dal 2004. Questi dati sono i più preoccupanti e potrebbero e dovrebbero essere cambiati mantenendo intatto il discorso dedicato alla cura e alla prevenzione, che è fondamentale. Dai dati che ha fornito l’Eurispes il gioco legale è stato praticamente uguale al periodo precedente all’entrata in vigore della legge, diciamo che bisogna capire che stiamo punendo, a mio giudizio, l’occupazione. Sono previste almeno 5.200 persone espulse dal mercato del lavoro in questo settore”.

A questo proposito, Andrea Vavolo, ricercatore dell’ufficio studi CGIA Mestre, facendo riferimento al rapporto sugli apparecchi da intrattenimento presentato assieme all’associazione As.Tro, ha parlato del tasso occupazionale del settore, che oggi impiega 57.000 addetti, capace di assicurare un gettito di 7 miliardi annui allo Stato, di cui un miliardo va per Irpef e altri tributi sulle imprese e 6 invece al Preu, la tassa settoriale dell’industria: “Se mancassero questi 7 miliardi – dice – costerebbe 234 euro a famiglia. Il settore ora è a rischio di perdita occupazionale a causa di un’importante stretta fiscale iniziata dal 2016, ed è proseguita senza sosta, tutti gli anni, attraverso l’innalzamento dell’aliquota del Preu, recenti provvedimenti (legge di Bilancio, decreto Dignità, decreto sul reddito di cittadinanza) prevedono ulteriori, pesanti inasprimenti fino al 2023. Questo comporterà una riduzione dei margini del settore, di circa il 30 percento, con ripercussioni anche sul fronte occupazionale”.

Sul divieto di pubblicità, in trasmissione, è intervenuto Vincenzo Guggino, segretario generale dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicità (IAP), ovverosia il regolamentatore dei contenuti dei messaggi pubblicitari: “Già dal 2012 avevamo una norma che regolamentava la pubblicità dei giochi e abbiamo ottenuto degli ottimi risultati in termini di trasparenza e chiarezza. Il primo risultato del divieto del Decreto Dignità è quello di non avere uno strumento che consenta di riconoscere il gioco legale da quello non legale; non ci sarà una evidenza che il messaggio pubblicitario consente di avere. Secondo punto: in tutta Europa si continuerà a fare pubblicità, e l’Italia naturalmente non è un’isola, quindi ci saranno aziende all’estero che la faranno. Infine, la pubblicità può essere un forte strumento di educazione, sempre che abbia dei limiti. Piuttosto che un ‘total ban’, sarebbe stato meglio formare la pubblicità a dare dei messaggi positivi e anche informativi. Più si lascia all’oscuro su una cosa e meno si hanno strumenti per contrastarla”.

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