Il Covid-19 cambierĂ  le relazioni tra Stato e Gioco d'azzardo?

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by Massimiliano Riverso
6 months ago 0 1611
Gaminginsider-News-Roberto Gualtieri

L’assist del Covid-19: il Riordino del settore gioco dopo la crisi è l’unica possibilità per lo Stato

Il Coronavirus ormai, in Italia, è una piaga. E come tutte le piaghe va debellata e sconfitta, eliminata. Ci vorrà tempo, pazienza, tenacia, per far fronte ad una crisi che ormai non fa sconti a nessuno, nemmeno alla vita delle persone. Alla fine è una piaga, sì, ma che nasconde, insite, delle opportunità. Da cogliere, quando tutto sarà andato bene e sarà, finalmente, passato.

Opportunità anche per il gioco d’azzardo, ovviamente, di cui lo Stato, dopo un biennio di sole battaglie, sembra essersi accorto. Ed anche i nuovi provvedimenti adottati, soprattutto quelli inseriti nel decreto Cura Italia, vanno in una direzione di accoglienza nei confronti dei settori industriali, ivi compreso il gioco. Finalmente, verrebbe da dire: niente più slogan e parole ma fatti e azioni concrete. La proroga del pagamento del Preu, ad esempio, va in questa direzione. Ora, l’auspicio di tutti gli operatori è che, passata la crisi, si metta mano ad un serio progetto di riforme, più volte invocato dalla filiera negli ultimi mesi. Eccola, la grande opportunità per i due attori di questa sceneggiata, Stato e gioco, gioco e Stato.

Le riforme, si sa, sono un cavillo in Italia e nel settore del gioco, comunque tra i più virtuosi in termini di produzione, al di là di tutto, non sono mai arrivate, per troppo tempo, ingiustificatamente. Il gioco pubblico ha bisogno di una revisione totale che, per un attimo metta da parte le scelte punitive e proibitive varate dagli ultimi governi e guardi con fiducia al futuro attuando quella riforma generale, il cosiddetto “Riordino”, per troppo tempo rimasto un sogno nel cassetto, una promessa mancata, di ciascun Esecutivo. La situazione è bloccata al 2017, in quella bozza d’intesa siglata nella Conferenza Unificata Stato-Regioni, quando l’allora premier Matteo Renzi e gli Enti Locali riuscirono a raggiungere un accordo da molti insperato. Ma rimasto, poi, solo un chiacchiericcio. Da quel momento la situazione si è frammentata ancor di più: oggi lo Stato ha delle normative e ogni regione, su ogni territorio, ne ha di proprie. Insomma una frammentarietà che non fa il bene di nessuno: né del gioco né del Regolatore.

Eppur si muove, avrebbe detto Galileo: l’emergenza da Coronavirus ha un po’ ridimensionato la cosa. Dopo l’arresto forzato di ogni attività di gioco, per giunta, il comparto subirà dei ridimensionamenti. Ma buone premesse sono proprio in quel Decreto per salvare l’economia, che appunto, come dicevamo, non esclude nemmeno il gioco. Questo è un assist per prendere i problemi, contestualizzarli, analizzarli e attuare la più classica delle strategie da problem solving, per salvare un settore che, nel 2020, aveva già poche alternative: riforme o morte.

Nel giro di poco più di quindici giorni si sono susseguiti 17 Decreti Legge, tra DPCM e ordinanze. Insomma la vecchia macchina della burocrazia italiana si è rimodernata e velocizzata in un attimo. A dimostrazione che volere, quando si vuole davvero, significa potere. E che la sostenibilità è sempre possibile, non solo in tempi di crisi. Alla fine del tunnel, quando uscirà la luce, con la stessa abnegazione sarà possibile prendere di petto la questione e riformare il comparto dei giochi, tra gli altri. Adeguando, tutelando, dando certezze: alla filiera, all'Erario, alle aziende, agli operatori online. Evitando tutti quegli errori tipicamente italiani. Stavolta la possibilità di invertire la rotta, per il gioco e non solo, è offerta proprio da una crisi forse, davvero senza precedenti.

Il bilancio provvisorio del Coronavirus sul settore dei Giochi

Il Coronavirus sta rappresentando, finora, un grande blocco per tutta la filiera produttiva in Italia. E ne sta pagando le conseguenze, senza eccezione, anche il gioco d’azzardo. Già nelle scorse settimane, per il blocco vigente nelle cosiddette “zone rosse”, tra Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto il gioco fisico è andato a perdere tra il 50 e il 30% della raccolta. Un danno ad apparente vantaggio dell’online, visto che molte persone giocheranno da casa.

Ma non c’è da sorridere ed anzi, secondo una ricerca della H2 Gambling Capital, istituto specializzato nel mercato dell’azzardo, il gioco italiano e mondiale è destinato a subire cali dell’11%, a causa del propagarsi continuo del nuovo Covid-19. Ad inizio mese i cali registrati hanno sfiorato l’8%, ma l’innalzamento ad 11 è dovuto alla chiusura della gran parte delle strutture in cui si gioca d’azzardo, nel mondo occidentale. E ovviamente, incidente su tutto, il rinvio, la cancellazione e lo spostamento dei maggiori eventi sportivi previsti in Europa e nel mondo, ivi compresi gli Europei.

L’Italia, finora, è il paese più colpito e quello in cui l’economia sta subendo maggiori effetti negativi. Il gioco d’azzardo nel mercato italiano ha già registrato un vistosissimo calo del 9,4%. Ma le prospettive per tutto il mercato globale sono tristissime: il risultato, cioè un calo fino a 421 miliardi di dollari (-8% rispetto all'attuale), è uno spettro che comincia a farsi vedere. I ricavi potrebbero scendere al di sotto del minimo storico, raggiunto nell'ormai lontano 2017. In tutto ciò la pandemia continua a diffondersi e l’impatto fiscale sui ricavi di quest’anno potrebbe aggirarsi attorno al 12,5%. Tiene botta l’online, grazie alle slot machine online e ai casinò in generale, di fronte alla crisi del settore terrestre: il gioco digitale ha infatti visto innalzare la sua quota mercato, passata al 16% dal 13,2% registrato ad inizio contagio.

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